I luoghi del dialetto

Torrioncino – San Savino 

e grutén

Il Castello di San Savino mostra ancora oggi i suoi due caratteristici torrioncini circolari, all’interno dei quali si svolgevano in passato attività fondamentali per la comunità. Se in quello verso il mare c’era infatti la fucina del fabbro Bartolucci, in quello verso Croce era stata allestita l’osteria di Carlini: il tetto molto basso e i locali che ricordano più dei cunicoli che delle sale da pranzo, facevano sembrare l’ambiente più simile a una grotta che a un pubblico esercizio, da qui il nome dialettale “e grutén”.

Si trattava di fatto dell’unico vero centro d’aggregazione quasi esclusivamente per gli uomini, che qui potevano gustarsi un bicchiere di vino dopo le lunghe ore di lavoro, o dilettarsi con i giochi del tempo, come ad esempio le carte (all’interno dei locali) e le bocce (nel giardino esterno). Le donne non erano solite aggregarsi in questi luoghi, mentre i bambini erano attratti da queste rare occasioni di mondanità e spensieratezza, trasformando quindi non solo gli spazi angusti dell’osteria, ma anche tutti gli ambienti circostanti, in una grande “sala giochi” arricchita e resa più golosa anche dai carretti con i “brustolini”, la “fusaia” e la frutta secca, che si disponevano in zona tutte le domeniche e i giorni festivi. Ovviamente per quello che poteva offrire quel periodo. A quel tempo, infatti, un semplice bastone poteva essere una spada o un fucile, un sasso poteva sembrare una bomba sparata dal carrarmato e così via. Mancavano tante cose, ma non la fantasia.